
Aquiloni a Cervia. (foto di Midable Photo)
Da che ho memoria, ho sempre disegnato e tentato di costruire aquiloni e piccoli paracadute. Ho spesso immaginato di attaccarmici, provando lievi atterraggi o volteggi sostenuti da correnti d’aria ascendenti di cui spesso leggevo sul libro di geografia e che talvolta vedevo messi in pratica da qualche rapace, su su, molto sopra il tetto della mia casa.
Ma la pesantezza si sostituisce agli aquiloni molto prima che uno possa considerarsi cresciuto.
Sprazzi di quei voli tornano furtivi la notte e regalano risvegli un po’ amari, carichi di nostalgia.
Del vento accarezzato in quei sogni rimangono solo i capelli scompigliati e qualche lacrima asciutta sui lati degli occhi.
Niente che arrivi al di là del lavabo, niente che provochi ancora disegni di rombi e telai o di vele tenute al guinzaglio.
Il volo ha occupato tutta la mia vita. Quando ero bambino sognavo sempre che avrei voluto volare tra gli alberi e nel cielo. Porto ancora in me dopo quarantacinque anni la nostalgia di questo sogno. Io non voglio rappresentare un uccello, ma il dono, il volo, lo slancio. Non penso che ci riuscirò mai. — Constantin Brancusi, scultore